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Alessia Pifferi in sciopero della fame dopo la condanna

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Una condanna all'ergastolo in primo grado, per aver abbandonato e causato, di conseguenza, la morte della piccola figlia, Diana, ora lo sciopero della fame. Questa, la condizione di Alessia Pifferi che, in questo modo, mostra il suo dolore e rimorso per quanto accaduto.

Dopo la condanna, lo sciopero”. Alessia Pifferi, colpevole secondo la Corte d'Assise di Milano, di aver abbandonato e lasciato morire di stenti la piccola figlia Diana, di soli 18 mesi, da alcuni giorni non mangia. Sciopero totale della fame.

La Pifferi, fatti raccontati dal suo legale, l'avvocato Alessia Pontenani, ultimamente pronuncia frasi che fanno pensare, prese alla lettera, a una piena consapevolezza di quanto fatto, e a un significativo rimorso, oltre che profondo dolore per la perdita di Diana. “La mia vita è finita, non mi crede nessuno”. “Non voglio più vivere”. Queste le frasi pronunciate.

L'avvocato Pontenani, conferma la sua linea difensiva: nell'attesa delle motivazioni della sentenza, dopo 90 giorni dal pronunciamento della condanna, chiederà quanto prima una nuova perizia psichiatrica con l'obiettivo di dimostrare che la sua assistita, in quel momento non era consapevole di quanto stava commettendo. A breve, la Pifferi dovrebbe ricevere in carcere la visita della dottoressa - psichiatra, Alessandra Bramante, che insieme al collega Marco Garbarini è stata la redattrice della mega perizia psichiatrica presentata dalla difesa in fase dibattimentale.

Una volta conosciute le motivazioni che hanno spinto i giudici milanesi a condannare l'imputata all'ergastolo, l'avvocato Pontenani procederà con la sua nuova linea difensiva per presentare così, entro la fine di ottobre, il ricorso in appello.





Questo è un articolo pubblicato il 23-05-2024 alle 12:30 sul giornale del 24 maggio 2024 - 44 letture






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