SEI IN > VIVERE LOMBARDIA > ATTUALITA'
lancio di agenzia

Alessia Pifferi condannata all'ergastolo per omicidio della figlia

6' di lettura
18

(Adnkronos) - I giudici della sezione della corte d’Assise di Milano hanno condannato all’ergastolo Alessia Pifferi per l’omicidio aggravato della figlia Diana, di soli 18 mesi, lasciata morire di stenti nella sua culletta.

Un abbandono, dal 14 al 20 luglio del 2022, per il quale le erano contestate le aggravanti della premeditazione, dei motivi futili e il legame parentale per la figlia. La sentenza della corte presieduta da Ilio Mannucci Pacini ha accolto, pur non riconoscendo l’aggravante della premeditazione, la richiesta del pm Francesco De Tommasi che aveva chiesto l’ergastolo.  “E’ un dolore atroce, si è dimenticata di essere una mamma. Deve pagare per quello che ha fatto. Se si fosse pentita e mi avesse chiesto scusa… ma non l’ha fatto. Ora non riuscirei a dirle nulla”. Sono le prime parole con cui Maria, mamma di Alessia Pifferi, ha commentato la sentenza all’ergastolo della figlia. “E’ una sentenza giusta, una prima tappa per accertamento della verità. Ci ho creduto sempre e con questo verdetto hanno riportato al centro del processo la vittima”, le prime parole con cui il pm di Milano De Tommasi ha commentato la sentenza. Nell'udienza di stamane la difesa, sostenuta dall'avvocata Alessia Pontenani, aveva chiesto l'assoluzione dell'imputata e in subordine la trasformazione del reato in "abbandono di minore". Nelle repliche il pm Francesco De Tommasi aveva insistito, invece, sulla richiesta del massimo della pena.  "C'è una sola vittima che si chiama Diana, c'è una bugiarda e un'attrice che si chiama Alessia. Vi chiedo - ha detto rivolgendosi alla Corte - di avere pietà di Diana e ad Alessia Pifferi, donna senza speranza, di darle la speranza della pena. Non concedete alcun beneficio perché ha mentito sulla vita di sua figlia, l'ha tradita due volte: quando l'ha lasciata sola e quando in questo processo non si è assunta le sue responsabilità. Condannatela all'ergastolo e avrete dato verità e giustizia a Diana" le conclusioni della pubblica accusa. "Se mi dovessi togliere questo cencio nero dalle spalle direi che è un mostro, ha fatto una cosa terribile, tremenda. Oggi dalla parte civile viene definita lussuriosa, ma qui non stiamo dando giudizi morali ma per applicare la legge nel miglior modo possibile e per questo vi chiedo l’assoluzione di Alessia Pifferi. E' evidente che non volesse uccidere la bambina. Ha avuto una vita terribile, è cresciuta nell’incuria e nell’abbandono, non voglio accusare nessuno". E' iniziata così, in aula a Milano, la requisitoria dell'avvocatessa Pontenani. "Non c’è stata volontarietà: se avesse voluto ucciderla l'avrebbe fatta sparire - ha affermato Pontenani - Quel maledetto 14 luglio (del 2022, ndr), lei parte con un piccolo trolley, non con due valigie enormi" e lascia sola la bambina per raggiungere il suo compagno in provincia di Bergamo. "Le lascia da mangiare e da bere, la lascia nel suo lettino senza lenzuola, lascia le finestre aperte; poi non sappiamo cosa sia successo, se i piani di questa ragazza madre sono andati in frantumi", ha detto nel suo intervento in aula a Milano.  Una donna la cui "incuria" e "incapacità di accudire" la bimba viene più volte ricordata dal difensore che invoca l'infermità per la sua assistita che si lascia andare a un pianto silenzioso. "Quel corpicino aveva bisogno di amore e protezione che lei non è riuscita a darle", ha aggiunto. Ritorna una settimana dopo aver abbandonato la piccola Diana e "non inscena la sparizione della bambina o il rapimento. Avrebbe potuto metterla in un sacchetto della spesa e farla sparire e non se ne sarebbe accorto nessuno perché questa bambina era un fantasma" che nessuno ha mai sentito piangere. Se l'imputata ha commesso un reato "è quello di abbandono di minore". Ad Alessia Pifferi vanno concesse le attenuanti generiche "perché non ha mai preso in giro nessuno", lei "non ha mai pensato alle conseguenze delle sue azioni tanto che ha dato l’allarme. Avesse premeditato questo delitto orribile non saremmo qui, ma a cercare una bambina scomparsa. Esiste un reato nel nostro codice che è l’abbandono di minore: è il nostro caso, è il caso di Diana".  Per Emanuele De Mitri, avvocato di parte civile, invece "ci troviamo di fronte a una condotta di natura volontaria, a un caso agghiacciante in cui la responsabilità è chiara a seguito di granitiche prove, mai scalfite dagli esiti dell’istruttoria. In questo processo c’è solo una verità: Alessia Pifferi è colpevole dell’omicidio della piccola Diana, sapeva benissimo che abbandonando la figlia in quel modo ne avrebbe provocato la morte". "Alessia Pifferi decide autonomamente di lasciare la figlia in casa, mente al compagno e ai familiari su dove è la bambina. Il dubbio sull'imputabilità è stato smantellato dalla perizia che sostiene che era capace di intendere e volere al momento del fatto e questo dato non è superabile da nessun problema cognitivo dell'infanzia o dalla sua poca volontà di studiare da bambina. Non ci sono anomalie comportamentali, non ci sono anomalie che possono inficiare l’istinto materno, non c’è nessun essere che non accudisce i propri bambini", ha aggiunto il legale che tutela gli interessi di Maria e Viviana, rispettivamente madre e sorella dell'imputata. "In quest'aula non c’è stato un solo elemento a suo favore. Abbiamo assistito a tentativi di giustificare una condotta omicidiaria, tentativi da commedia dell’arte meschini e gravi tentativi di denigrare la famiglia d’origine: è falso che la madre e la sorella l'hanno abbandonata. Ha tradito la piccola Diana, ha tradito il suo corpo nonostante ci dica che vive per lei. Alessia Pifferi ha accettato il solo esito possibile: la morte", ha detto l'avvocato. "E' stata una donna presuntuosa, è stata una donna lussuriosa che ha seguito l'appetito del corpo. Non c’è nessuna responsabilità dei familiari, Maria e Viviana mai avrebbero potuto pensare che Alessia Pifferi abbandonasse la figlia" e per questo l'omicidio "ha un solo responsabile, un solo nome", ha concluso l'avvocato chiedendo di non concedere le attenuanti generiche e di liquidare 200mila euro per la madre dell'imputata e 150mila euro per la sorella come danno d'immagine (o 100mila euro ciascuna come provvisionale) per una famiglia che è "già attinta dall'ergastolo del dolore".  


Questo è un lancio di agenzia pubblicato il 13-05-2024 alle 16:44 sul giornale del 14 maggio 2024 - 18 letture






qrcode