Staffetta Alpina Cassano d'Adda-Lecco-Como, la prima tappa

8' di lettura 20/06/2022 - Oggi la tappa, la prima in Lombardia, è partita da Cassano D’Adda, luogo fortemente simbolico per gli Alpini, visto che qui nacque nel 1839 il generale Giuseppe Domenico Perrucchetti, considerato il “padre” delle penne nere.

Da giovane capitano scrisse infatti un originale trattato circa la difesa dei confini alpini, in cui si proponeva di affidare il presidio delle cime a uomini reclutati sul posto, nati e cresciuti nelle stesse valli che sarebbero stati chiamati a difendere. L’originale studio incontrò il favore del generale piemontese Cesare Ricotti Magnani, il quale diede impulso alla costituzione delle prime quindici compagnie alpine, sancita dal decreto firmato da Re Vittorio Emanuele II a Napoli il 15 ottobre del 1872.

Stamattina a Cassano una grande folla ha riempito la piazza intitolata a Domenico Perrucchetti, dove si è tenuta una cerimonia per ricordare la figura dell’ufficiale e per lanciare l’inizio della tappa che si è diretta verso Varese, Calco (Lecco) e infine Como. All’evento, organizzato dalla Sezione di Milano dell’Associazione Nazionale Alpini (presieduta da Valerio Fusar Imperatore), erano presenti i gonfaloni della Regione Lombardia e della Città metropolitana di Milano, oltre a quello di Cassano e ai vessilli e gagliardetti di tutte le Sezioni e Gruppi lombardi, più centinaia cittadini. Per le Truppe Alpine era presente il colonnello Angelo Tancredi, comandante del 1^ reggimento artiglieria da montagna che ha fornito i corridori della tappa insieme al reggimento logistico Taurinense e al 3° reggimento alpini.

I corridori, insieme a quelli dell’Associazione Nazionale Alpini (tra cui due giovanissimi amici degli Alpini), hanno acceso il tripode posto dinanzi al monumento al Perrucchetti, con il sottofondo musicale della Fanfara della Taurinense, che poco prima aveva accompagnato la deposizione di una corona di fiori al monumento ai caduti all’interno del cimitero, dove riposano le spoglie dell’ideatore del Corpo, con gli onori resi da un picchetto in armi del 1° da montagna. Le creature del Perrucchetti furono subito contraddistinte dal cappello con la penna, anche se di foggia diversa da quella attuale, introdotto all’inizio del ‘900 quando il Regio Esercito adottò le uniformi grigio-verdi su iniziativa di Luigi Brioschi, presidente della sezione milanese del Club Alpino Italiano. Brioschi, nato a Milano nel 1853, dopo aver soggiornato a lungo all’estero, era tornato in Italia nel 1904 e propose l’idea di un'uniforme meno appariscente di quelle allora in uso, meno suscettibile di essere colpita dal fuoco nemico. In collaborazione col battaglione alpino Morbegno Brioschi sostenne una sperimentazione che portò alla fine a nuove uniformi e - per gli alpini - all’inconfondibile cappello di oggi, più morbido e comodo.

A Varese la staffetta si è fermata all’imponente monumento ai Caduti dovuto a Enrico Butti, dove i corridori si sono fermati per un tributo da parte dell’Associazione Nazionale Alpini di Varese e degli autieri alpini del reggimento logistico Taurinense. Sul vessillo delle penne nere varesine è appuntata la Medaglia d’oro al valor militare dell’alpino Gian Luigi Zucchi, il più giovane tra i decorati con la massima onorificenza durante la Grande Guerra. Diciassettenne, durante un assalto fece scudo con il proprio corpo al suo comandante, sacrificando la sua vita per risparmiare quella dell’ufficiale. A lui e a tutti coloro che hanno dato la vita per l’Italia è stata posta una corona di fiori. La frazione successiva ha toccato Olgiate Comasco, dove c’è stata una vicinanza particolare da parte della gente che ha atteso la staffetta presso il monumento ai Caduti, dove il Sindaco ha conferito la cittadinanza onoraria al milite ignoto, in presenza dei giovani corridori del reggimento logistico Taurinense, rappresentato per l’occasione dal tenente colonnello Marco Pastore.

Dalla provincia di Como si è passati nel lecchese, in particolare a Osnago, dove i corridori del 3° Alpini della Taurinense sono stati accolti al parco intitolato al capitano Amedeo Mantovani, effettivo al 5° reggimento alpini durante il Secondo conflitto mondiale. Il Sindaco ha presentato alla staffetta i parenti dell’ufficiale, che non hanno voluto perdere il ricordo del loro congiunto, che aiutò il rientro dalla terra di Russia di molte salme di suoi commilitoni. La staffetta è rimasta nella provincia di Lecco, precisamente a Calco, dove gli atleti hanno visitato la Casa del Pontificio Istituto Missioni Estere, che ha ospitato il campo scuola organizzato dell’Associazione Nazionale Alpini di Lecco (molto attiva sul territorio), con il coinvolgimento di bimbi delle elementari e delle medie in una serie di attività ricreative all’insegna dei valori alpini. La visita si è conclusa con l’ammainabandiera, cui ha partecipato il Presidente della Sezione Marco Magni insieme ai suoi Alpini, al Sindaco (anch’egli alpino) e ai corridori.

L’ultima frazione della prima tappa lombarda ha abbracciato il lago di Como e la città lariana. Gli Alpini comaschi appartengono a tre categorie, quelli di pianura, quelli di montagna distribuiti nelle diverse valli e quelli di lago, i cosiddetti laghé: molto diversi per provenienza, ma tutti perfettamente in sintonia nello spirito alpino.

La Staffetta arriverà a Como e si fermerà davanti Monumento ai Caduti.

Si tratta di un monumento molto imponente, realizzato in riva al lago, alto 30 metri e rivestito con la pietra del Carso.

Il disegno originario risale al 1914 e fu opera dell’architetto comasco Antonio Sant’Elia, caposcuola del movimento futurista, che l’aveva pensato per un altro scopo. Sant’Elia non riuscì però a realizzarlo, poiché cadde in combattimento nel 1916.

Il progetto venne rispolverato negli anni Trenta da Giuseppe Terragni, esponente del razionalismo, che lo realizzò, immaginandolo come immagine di due mani giunte in preghiera per i Caduti della Grande guerra. Al suo interno ne sono elencati seicentocinquanta nomi.

Bellissima la frase del Sant’Elia scolpita fronte lago, che dice “STANOTTE SI DORME A TRIESTE O IN PARADISO CON GLI EROI”.

Il Monumento sorge tra altre due strutture interessanti, da una parte il Tempio Voltiano, unico mausoleo al mondo realizzato a memoria di uno scienziato; sull’altro lato lo stadio comunale intitolato a un altro Caduto comasco, Giuseppe Sinigaglia, campione europeo di canottaggio ai primi anni del Novecento e Medaglia d’Argento al Valore Militare nella Grande Guerra.

La Sezione A.N.A. di Como, ha celebrato da un paio di settimane il centenario di fondazione, con due anni di ritardo a causa delle limitazioni imposte dal covid. Costituita nel 1920, è stata una tra le prime 10 a livello nazionale.

Conta circa 7.000 soci, suddivisi in124 Gruppi.

Il suo territorio va da Seveso a Gravedona e da Mariano Comense ad Appiano Gentile.

Gli Alpini comaschi appartengono a tre categorie, quelli di pianura, quelli di montagna distribuiti nelle diverse valli, quelli di lago, i cosiddetti laghé.

Molto diversi per ambiente di provenienza, ma tutti perfettamente allineati nello spirito alpino e nelle regole associative.

Fa parte della Sezione il Gruppo di Torno, in assoluto il primo ad essere stato costituito dopo la fondazione dell’Associazione Nazionale Alpini

Il vessillo della Sezione di Como si fregia di sette Medaglie d’Oro al Valore Militare.

La prima concessa al Capitano degli Alpini Corrado Venini, caduto nel 1916.

Al suo nome è legata una particolarità. Il figlio Giulio, ufficiale dei Granatieri, cadde in combattimento nella Campagna di Grecia e gli fu concessa la M.O.V.M.

A como c’è la Scuola Primaria Corrado e Giulio Venini, che gli Alpini hanno ‘adottato’ da una decina d’anni, realizzando lavori con insegnanti e alunni.

L’ultima delle sette Medaglie è quella assegnata al Beato Teresio Olivelli, che si sacrificò facendo scudo ad un compagno di prigionia, nel tentativo di salvarlo dalle percosse dei carcerieri.

Fanno parte dell’organico della Sezione la Fanfara Alpina di Asso e la Fanfara Alpina di Olgiate Comasco, nonché due cori, quello di Fino Mornasco e quello di Canzo.


La sezione dispone di una bella Unità di Protezione Civile, che partecipa a tutte le attività di soccorso in occasioni delle grandi calamità, oltre ad essere un importante supporto in tutte le attività sportive, celebrative e didattiche.

In occasione della recente pandemia, molti volontari di Protezione Civile e moltissimi Alpini dei Gruppi hanno prestato servizio presso i centri vaccinali. Complessivamente sono stati sul campo ben 800 Alpini.


In tema di covid, gli Alpini comaschi hanno raccolto l’importante somma di oltre 140.000 Euro, donata all’Ospedale Sant’Anna per l’acquisto di un’auto medica attrezzata anche per il trasporto di organi, e per l’acquisto di altre attrezzature.

Buona parte del territorio confina con la Svizzera, dove all’inizio del ‘900 venne realizzata la Linea Difensiva Nord, quella che noi chiamiamo ‘Linea Cadorna’.

Gli Alpini comaschi ne hanno recuperato diversi tratti, mettendole a disposizione di scolaresche che vengono a visitarle

Tra i visitatori ormai fissi ci sono da anni gli allievi della Scuola Militare Teuliè di Milano e dall’anno scorso quelli della Nunziatella di Napoli.

I tratti di linea Cadorna più interessanti sono nella zona di Cavallasca, Monte Olimpino, Monte Bisbino, Valle d’Intelvi, Monte Crocetta di Menaggio e Monte Galbiga.

Tra le eccellenze della Sezione, c’è il ‘biglietto da visita’ con cui si presenta ogni anno in Adunata Nazionale e nelle celebrazioni più importanti. Ad aprire la sua sfilata c’è sempre un pannello di grandi dimensioni, con disegni e scritte realizzati esclusivamente con fiori freschi.

Gli artefici, anzi gli artisti, sono i bravi Alpini floricoltori del Gruppo di Griante








Questo è un comunicato stampa pubblicato il 20-06-2022 alle 15:26 sul giornale del 21 giugno 2022 - 170 letture

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