Vigevano (Pv): il giudice concede la Dad ai ragazzini con il papà malato. La scuola fa ricorso

3' di lettura 12/02/2021 - Un papà è in condizioni di salute fragili e non può permettersi di rischiare il contagio da Covid-19. I suoi due figli sono alle medie. L’istituto si oppone alla dad. Il 24 febbraio ci sarà la sentenza.

La mamma aveva richiesto la didattica a distanza per entrambi i figli, considerando le condizioni di fragilità del marito. Sarebbe stato troppo azzardato frequentare le lezioni in presenza. Il rischio era quello di portare il Covid a casa tra le pareti domestiche. La scuola però, aveva espresso il diniego alla Dad. Il fatto è diventato una causa civile, con l’'istituto obbligato dal giudice a permettere le lezioni via web e al pagamento delle spese legali.

Sembrava terminata così la vicenda, e invece, l’Istituto paritario vigevanese, d'ispirazione cattolica, Don Tarcisio Comelli, ha impugnato la decisione del giudice chiedendo altri tre giudici civili per riesaminare il caso. L’udienza è stata fissata per mercoledì 24 febbraio. L’ordinanza del giudice Massimiliano Sturiale, della sezione III del tribunale di Pavia, crea un precedente giuridico. La scuola, come evidenziato dal giudice, avrebbe dovuto immediatamente attivare la modalità di Dad, fino a che le lezioni in presenza avessero messo in pericolo la salute del genitore.

La mamma dei due alunni ha commentato: "I miei ragazzi, che frequentano le medie, hanno perso più di 40 giorni di scuola, prima che a novembre venisse accolto il ricorso in urgenza e il 16 gennaio arrivasse la sentenza del giudice. Francamente trovo incomprensibile il ricorso da parte dell’istituto. Le condizioni di debolezza di mio marito sono oggettive, non gli permettono di rischiare". Grazie al Dpcm, uno dei due fratelli, frequentante la terza media, ha potuto fino a poco tempo fa seguire le lezioni da casa. Non l’altro ragazzino, iscritto in prima media, rimasto in presenza.

L’ordinanza del tribunale ha evidenziato che: "Una scuola privata parificata svolge un servizio pubblico, e non sono stati mai specificati i motivi per i quali le modalità di didattica in presenza siano preferibili rispetto a quelle della didattica a distanza, in un contesto storico segnato dalla pandemia. Nessun motivo compatibile né con le finalità religiose della scuola privata né con la sua ispirazione. Una cooperativa sociale si qualifica come “impresa sociale”, finalizzata alla produzione o allo scambio di beni e servizi di utilità sociale. Le scelte, pertanto, devono essere rispondenti a canoni altruistici e solidaristici rispetto a quelle poste in essere da altri operatori economici. Non accordare la didattica a distanza, integra gli estremi di una forma di discriminazione indiretta. La non adozione di queste misure pone i due ragazzini in una posizione di svantaggio rispetto ad altre persone, limitandone in modo serio e significativo il godimento dei diritti civili, politici, economici e sociali, primo tra tutti quello alla salute intesa in senso ampio e relazionale. La scuola, non ha mai chiarito le ragioni della propria scelta, ma ne ha solo rivendicato la discrezionalità. Una scelta definita censurabile e illecita, tenendo conto che la scuola possiede i mezzi idonei ed era già in grado di adottare soluzioni organizzative per consentire ai due ragazzi una partecipazione effettiva alle attività scolastiche senza mettere in pericolo i genitori, correlato al diritto all’istruzione".






Questo è un articolo pubblicato il 12-02-2021 alle 11:04 sul giornale del 13 febbraio 2021 - 121 letture

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