Una pillola per il no al giorno: miti da sfatare

3' di lettura 01/09/2020 - In questo momento storico difficilissimo per l’Italia e per il mondo, assistiamo in maniera quasi impotente, pur senza arrenderci, alla vacuità di una politica e di una classe dirigente che ha cavalcato il disagio sociale per costruirsi un consenso fondato sulle illusioni, o meglio sull’imbroglio, dell’antipolitica. È in atto una recessione del principio elettivo che sta colpendo tutte le democrazie pluraliste occidentali consolidate, in particolare a causa dei movimenti populisti che si ergono contro la rappresentanza e tutto il pluralismo partitico.

Questi movimenti hanno creato artatamente l’illusione che il disagio sociale sia frutto dei privilegi della casta, che dimezzare le pensioni dei parlamentari sia stato un grande successo popolare, che la nostra vita si possa migliorare discriminando gli immigrati o altre categorie di soggetti deboli, che la crisi politica che nasce dal vuoto della rappresentanza sia colpa delle istituzioni politiche rappresentative, che quindi devono essere ridimensionate, a cominciare dal Parlamento. Noi che ci opponiamo a questo ennesimo attacco alla Costituzione democratica repubblicana votando NO al referendum di settembre, continuiamo nell’opera di smontaggio delle falsità propagandate da chi vorrebbe la riduzione della rappresentanza.

I parlamentari sono troppi: falso.

L’unico serio criterio per giudicare sul numero dei parlamentari è guardare al rapporto fra membri del parlamento e abitanti. Se facciamo un raffronto fra i paesi dell’Unione europea, considerando i componenti della Camera cosiddetta bassa – non potendo confrontare i dati del Senato perché troppo differenti da paese a paese sono le regole per la formazione e funzionamento della camera cosiddetta alta, laddove esiste – constatiamo che attualmente quel rapporto in Italia è pari, con leggera approssimazione statistica, a 1,0 deputato per centomila abitanti. Un valore che ci colloca a fianco dei paesi maggiori, ma sotto la maggioranza degli Stati membri della Ue che hanno un numero di parlamentari nettamente superiore. Se andasse in vigore la legge su cui verte il referendum tale rapporto scenderebbe allo 0,7 e collocherebbe l’Italia all’ultimo posto dei paesi della Ue. Espresso in numeri tale rapporto scenderebbe da un deputato ogni 96.006 abitanti a un deputato per 151.210 abitanti.

La riduzione della rappresentanza non porta al suo svilimento, anzi, la rende più autorevole: completamente falso.

Di questo abbiamo già parlato ma torniamo volentieri sulla questione per il convincimento di tutti. Se si riduce il rapporto fra cittadini e parlamentari si incide profondamente sulla rappresentanza politica, sia da un punto di vista quantitativo che qualitativo. Perché si realizzi una vera rappresentanza politica, bisogna che i singoli parlamentari abbiano una relazione reale e continua con i problemi del territorio in cui è avvenuta la loro elezione e dei cittadini che ci vivono, nonché un rapporto costante, non limitato al momento del voto, con i propri elettori. Meno sono gli eletti e più difficile è realizzare quel rapporto. Questo inevitabilmente nuoce all’azione dei parlamentari sul piano qualitativo perché riduce la possibilità di una conoscenza dei problemi concreti. Quindi la rappresentanza politica ne risulta peggiorata.

(fonte: noaltagliodelparlamento.it)

Non rinunciare alla sovranità e alla rappresentanza che la Costituzione ti garantisce, al referendum per il taglio dei parlamentari vota NO


da Comitato per il No al referendum costituzionale





Questo è uno spazio elettorale autogestito pubblicato il 01-09-2020 alle 09:00 sul giornale del 02 settembre 2020 - 182 letture

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